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Domenica 12 febbraio 2012

«Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1)! Le parole di San Paolo suonano con forza nella Liturgia di questa sesta Domenica del Tempo Ordinario e indicano quale sia il cammino della vita: l'imitazione di Cristo.
È un'imitazione di cui, però, se intesa in senso volontaristico, nessuno è capace. Solo coloro cui Cristo stesso dà la grazia di conoscerLo e di imitarLo, di vivere cioè quella totale immedesimazione con Lui che è la nostra santificazione, possono riuscirvi.
La vita di quanti, come l'Apostolo Paolo, accolgono totalmente questa grazia, diviene poi occasione di incontro e di reale sequela del Signore anche per i fratelli. È questa la vita dei santi: divenuti una sola cosa con Cristo, tanto da renderne presente il fascino, la bellezza e la continua novità, essi divengono anche "strade concrete" per vivere realmente il rapporto con Lui. Basti pensare ai grandi San Benedetto da Norcia, San Francesco d'Assisi, San Domenico di Guzmàn: quanti nella storia li hanno "imitati", diventando benedettini, francescani, o domenicani, hanno intrapreso un cammino di santificazione, riconosciuto dalla Chiesa quale dono dello Spirito.
Come si possono, però, imitare i santi? In cosa consiste questa loro santità? In che modo ci è dato di fare qualcosa per abbracciare, come loro, la nostra nuova identità battesimale di figli di Dio? Di essi non possiamo certamente imitare le opere, che furono suscitate dallo Spirito Santo, in un determinato luogo e tempo, a beneficio di tutta la Chiesa e dell'intera comunità umana. Possiamo, però, imitarne il cuore, domandando cioè e cercando la loro stessa sete di verità e di bene, la loro totale disponibilità all'opera di Dio – l'opera che Dio vuole compiere in ciascuno di noi – e la loro prontezza nell'aderire, con tutto se stessi, alla Sua Volontà.
Dobbiamo cioè domandare la vera umiltà, quella con cui il lebbroso del racconto evangelico ha saputo mettersi in cammino verso Cristo – «Venne da Lui un lebbroso [...] Lo supplicava in ginocchio» –, riponendo nelle Sue mani tutta la propria vita: «Se vuoi, puoi purificarmi!».
Ma possiamo ancora domandarci: cosa ha spinto il lebbroso a questo totale abbandono alla Volontà di un Altro, cosa ha mosso i santi a riporre tutta la propria vita ai piedi di Cristo perché ne facesse ciò che gli era gradito, cosa può condurre noi a questo totale affidamento a Lui, perché ci renda davvero puri? Non può che essere la stessa profonda certezza che animò il cuore di Maria davanti all'annuncio dell'Angelo e fin sotto la Croce, che diede forza a San Giuseppe di fronte al compito che Dio gli affidava, che sostenne gli Apostoli dinanzi al martirio: la compassione di Dio si è chinata su di noi, la Misericordia dell'Eterno è scesa qui sulla terra ed ha assunto un volto umano. È Cristo il nostro unico vero Bene ed Egli non vuole altro che il nostro Bene. Egli è nato ed è morto per questo, è risorto ed è qui, Presente nell'Eucaristia, per questo! Per questo possiamo abbandonarci a Lui senza riserve, per questo possiamo recarci da Lui, inginocchiarci supplici, e riporre nel Suo Volere tutta la nostra vita, per sentirci dire ancora, oggi come allora: «Lo voglio, sii purificato!».
Fonte: Congregazione per il Clero