Figli del Sacro Cuore

LOGO---Figli-del-Sacro-cuore-di-Ges-1

Scrivici

  • Richieste di preghiera
  • Guestbook

hands-clasped-in-prayer1

guestbook

Novene del mese

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Prev Next

Novena a Santa Maria Maddalena

Novena a Santa Maria Maddalena

dal 13 al 21 luglio

Novena delle rose in onore di santa Tere…

Novena delle rose in onore di santa Teresa di Gesù Bambino

Santissima Trinità, Padre, Figlio e...

Novena a Maria che scioglie i nodi

Novena a Maria che scioglie i nodi

  Come pregare la Novena: 1.Fare il...

Novene

Novene

a questo link troverete tutte...

La nostra casa...

LOGO ROISC

di spiritualità

News Vita

Parola per la vita

Riflessioni

Blog FdL

Che cosa stai pensando ora?

Liturgia

vangelo.gif
Vangelo del Giorno 

Vangelo del Giorno AUDIO

Liturgia Audio 
Una parola per te! 

 

 

In evidenza

  • 1
  • 2
  • 3
Prev Next

radiopadrematteoricci.it

radiopadrematteoricci.it

LA NOSTRA VITA: una Parabola raccontata …

LA NOSTRA VITA: una Parabola raccontata da Dio!

PERCHÉ NON DA TE?

PERCHÉ NON DA TE?

Appuntamenti

Ott
22

22 Ottobre 2017 21:00 - 23:00

Ott
26

26 Ottobre 2017 21:00 - 23:00

Sostegno Pro-Terremoto

Chi volesse aiutare la nostra chiesa locale in questo momento di crisi dovuta al Terremoto può effettuare un versamento a:


Confraternita Sacre Stimmate di San Francesco

CAUSALE: OFFERTA PRO TERREMOTO
IBAN

IT88I0605513401000000018257

 

Potete segnalare il vostro nominativo con il vostro indirizzo email per permetterci di ringraziare per il vostro sostegno.

Veglia Luglio 2010

L'ARTE DI TRARRE PROFITTO DAI NOSTRI PECCATI

Luglio mese del Preziosissimo Sangue di Gesù: sangue divino che purifica e redime, che ci dona il perdono, che ci rende fratelli di Cristo e di ogni uomo. Sangue Preziosissimo che l'amore di Cristo getta nelle anime che lo implorano e che, se lo accolgono, diventa lavacro per i peccati.

Il peccato è tutto ciò che di bene si omette, il peccato è un male per l'uomo, lo allontana da Dio e dal prossimo. Lo stato di peccato rende l'uomo profondamente infelice.

Dio vuole che l'uomo si converta dal male che compie, un pentimento fatto di amore, un pentimento che genera nell'anima il desiderio di cambiare, perché sa che c'è un Padre pieno di bontà e misericordia che l'accoglie ogni volta che lo desidera profondamente.

Gesù accoglie e mangia con i peccatori: "Il figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto" Lc 19,10

"Io sono venuto a chiamare non i giusti ma i peccatori" Mt 9,13

Gesù ci rivela attraverso il racconto della parabola del "Figlio prodigo", più giustamente chiamata parabola del "Padre misericordioso", il volto autentico del Padre: pieno di compassione per suo figlio smarrito.

Un padre che ha due figli e che ama allo stesso modo, un padre che ama tutti i figli. Un padre che lascia liberi i figli, anche di sbagliare; infatti, alla richiesta del figlio minore della sua parte di eredità, pur con il cuore spezzato, accontenta la richiesta del figlio. Quando il figlio se ne va lontano dalla sua casa sa che avrebbe sperperato tutti i suoi averi, che avrebbe compiuto del male e questo male sarebbe ricaduto sul figlio stesso, ma ugualmente, ogni giorno, aspetta il ritorno del figlio. Lo aspetta con ansia, con amore e, quando il figlio finalmente si ravvede e decide di ritornare da suo padre, appena lo vede arrivare, gli corre incontro, lo abbraccia senza domande o rimproveri, ma ordina che sia fatta festa, gli fa mettere il vestito più bello, i calzari ai piedi, l'anello al dito: simboli di una figliolanza mai cessata.

La figura del padre misericordioso è la figura di Dio Padre che aspetta l'anima che ha sbagliato, che ha sperperato il Suo amore, i Suoi insegnamenti, nell'egoismo, nella cattiveria, nell'aderire alle tentazioni della carne. Un padre che aspetta e accoglie il figlio pentito con amore e lo perdona, Egli chiede solo che il peccato commesso e perdonato, gli serva per convertirsi.

"Convertitevi e credete al Vangelo" Mc 1.15

Convertirsi, rinunciare volontariamente a tutto ciò che ci allontana da Dio. Nessuno può dire di essere senza peccato, ma non per questo siamo senza speranza, anzi la santità a cui siamo chiamati è una santità di redenzione dove facciamo esperienza di peccato e di grazia, che ci fa superare il peccato stesso.

Trarre profitto dai nostri peccati significa un ri-orientamento della propria vita verso la vera luce, "la Parola di Dio".

Trarre profitto dai nostri peccati significa essere più consapevoli dei nostri limiti, e da quei limiti ripartire con più forza ponendo, quindi, fiducia non su noi stessi, sulle nostre capacità, ma ponendo la fiducia solo in Dio.

Dio desidera che la tristezza dei peccati faccia crescere la gioia, la speranza, una speranza che non sarà mai delusa.

18Quale dio è come te,

che toglie l'iniquità e perdona il peccato

al resto della sua eredità?

Egli non serba per sempre la sua ira,

ma si compiace di manifestare il suo amore.

19Egli tornerà ad avere pietà di noi,

calpesterà le nostre colpe.

Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.

20Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà,

ad Abramo il tuo amore,

come hai giurato ai nostri padri

fin dai tempi antichi. Michea 7,18-20

Concentriamo il nostro sguardo sull'amore misericordioso del Padre, che aspetta ogni anima, ogni cuore che ha sbagliato, per abbracciarlo, per sollevarlo dal fango in cui è caduto, senza giudizi o rimproveri, ma solo con il desiderio che la caduta sia motivo di cambiamento.

Vogliamo dunque riflettere sul peccato, non tanto per metterlo in evidenza, ma per riflettere su tutti quei sentimenti negativi che nascono nel cuore che ha sbagliato, sentimenti negativi che danneggiano, scoraggiano e non fanno iniziare la conversione. Con l'aiuto di alcune riflessione tratte da un libro vogliamo invece riflettere sugli atteggiamenti e i sentimenti più giusti da mettere in pratica quando siamo nella tristezza per le nostre mancanze.

Vogliamo meditare sull'atteggiamento dell'anima davanti ai propri peccati, ci aiuteremo in queste riflessioni utilizzando alcune meditazioni di S.Francesco di Sales, tali meditazioni si possono dividere in tre momenti particolari:

NON MERAVIGLIARSI DELLE PROPRIE COLPE

NON TURBARSI ALLA VISTA DELLE PROPRIE COLPE

NON SCORAGGIARSI ALLA VISTA DELLE PROPRIE COLPE

Molti dei brani che verranno letti in questa adorazione sono tratti dal libro:

L'ARTE DI TRARRE PROFITTO DAI NOSTRI PECCATI

di JOSEPH TISSOT

NON MERAVIGLIARSI DELLE PROPRIE COLPE

1. - Miserie umane. Finché porteremo noi stessi non porteremo nulla che abbia gran valore.

Lo scoraggiamento è la rovina di tante anime, e si apre il passo placidamente attraverso lo smarrimento che segue la caduta. Perciò S. Francesco di Sales ci premunirà subito contro tale pericolo.

Il santo Vescovo manifesta sempre una grande compassione verso la fragilità dell'uomo: "O miseria umana, miseria umana! - andava ripetendo - da quante infermità siamo noi circondati!... E che altro possiam far da noi se non dei peccati?" . Si sente in queste parole, come in tutti i suoi scritti, che l'altezza della perfezione da lui raggiunta l'aveva messo in grado di spingere uno sguardo più profondo nell'abisso di miseria e d'infermità scavato in noi dal peccato originale. SILENZIO

2. - Senza uno speciale privilegio è impossibile evitare tutti i peccati veniali.

"Non crediamo di poter vivere senza imperfezioni, finché restiamo su questa terra; perché, superiori o inferiori, tutti siamo uomini e tutti dobbiam quindi essere ben persuasi di questa verità, per non meravigliarci quando ci accorgeremo di andar soggetti a imperfezioni. E' il divin Maestro che ci ha comandato di ripetere ogni giorno queste parole del "Pater": Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; e il comando non ammette eccezioni, perché tutti ci troviamo nella necessità di praticarlo" .

"L'amor proprio può essere mortificato, ma non ucciso; e di tanto in tanto, secondo l'occasione, getta fuori i suoi polloni, i quali provano che la pianta, sebbene tagliata al piede, non fu però sradicata del tutto... Non c'è da meravigliarsi se ritroviam sempre l'amor proprio, perché esso non se ne va mai... Alle volte fa come la volpe che finge di dormire e poi s'avventa tutto d'un tratto sulle galline; onde è necessario sorvegliarlo costantemente e difendersi dai suoi assalti con pazienza e dolcezza. Se poi qualche volta ci ferisce, basterà disdire quel che ci ha fatto dire e disapprovare quel che ci ha fatto fare, e ne saremo guariti..." guariti, sì, ma solo per un certo tempo, finché non si manifestino nuove infermità, perché, aggiunge il nostro Santo , "non ne guariremo mai perfettamente se non in Paradiso" e durante questa vita, per quanto sia la nostra buona volontà, "bisogna rassegnarsi ad appartenere alla natura umana e non all'angelica" e a vivere, secondo l'espressione di un illustre asceta, da spirituali incurabili... . SILENZIO

3. - Il progresso nella perfezione è lento e disseminato di cadute.

S. Francesco di Sales inculca la conoscenza pratica delle proprie debolezze specialmente alle anime che muovono i primi passi nella via della perfezione interiore, per il motivo che la loro inesperienza le rende più soggette a scoraggiarsi dopo le cadute, e a subirne le tristi conseguenze. "Turbarsi, scoraggiarsi quando si è caduti in peccato, dice l'autore citato, significa non conoscere se stesso" .

Ascoltiamo con quanta finezza e bontà il nostro santo Dottore riprende e istruisce queste anime: "Voi mi dite di risentirvi ancora vivamente delle ingiurie. Ma, figlia mia, che cosa intendete dire con la parola ancora? Ne avete proprio già sconfitti tanti di questi nemici?".

"E' impossibile che restiate così presto padrona della vostra anima e che riusciate a dominarla al primo tentativo. Accontentatevi di riportare di tanto in tanto qualche piccola vittoria sulla passione, vostra nemica" .

"Le imperfezioni ci accompagneranno fino alla tomba. Non si può camminare senza toccar terra, e se da una parte non dobbiamo sederci a terra, per non infangarci, dall'altra, non dobbiamo neppur pretendere di volare, essendo dei pulcini ancora implumi".SILENZIO

4. - Le malattie del cuore, come quelle del corpo, vengono a cavallo e di carriera, e se ne vanno a piedi.

"S. Paolo fu perfettamente convertito e purificato in un solo istante, e così pure S. Caterina da Genova, S. Pelagia e alcune altre anime. Ma questo genere di purificazione è, nell'ordine della grazia, miracoloso e straordinario, come la risurrezione dei morti nell'ordine della natura; sicché non dobbiamo pretenderla. La purificazione ordinaria, sia del corpo che dello spirito, non si compie che a poco a poco, avanzando di grado in grado, con fatica e impiego di tempo.

"Gli Angeli visti in sogno da Giacobbe avevan le ali, eppur non volavano; ma scendevano e salivano per la scala in modo ordinario, di scalino in scalino. L'anima che sale dal peccato alla devozione è simile all'aurora che, avanzando, non fuga le tenebre in un istante, ma a poco a poco. La guarigione che si opera lentamente è, secondo l'aforisma, sempre più sicura, e sia le malattie del cuore che quelle del corpo vengono a cavallo di carriera ma se ne vanno a piedi e con passo lento" .

"Bisogna quindi aver pazienza e non pensare di poter guarire in un sol giorno dalle tante cattive abitudini contratte per la nostra poca sollecitudine nel conservar la salute spirituale" .

Perciò il Santo conclude che "non dobbiamo stupirci neppure se, a causa della nostra infermità, cadiamo ancora in molti falli". SILENZIO

5. - Per stabilirsi perfettamente in Dio sono necessarie due cose.

Tutti dobbiam fare questi due propositi di uguale importanza: di rassegnarci a veder crescere cattive erbe nel nostro giardino, e di avere il coraggio di vederle strappare, o meglio, di strapparle noi stessi: poiché sono frutti del nostro amor proprio, il quale non morrà finché saremo vivi noi" .SILENZIO

6. - I più santi non sono i meno difettosi, ma i più coraggiosi.

"Le cadute - dice il P. Grou - sovente avvengono per la rapidità della corsa e per l'ardore che trascina e non permette di prendere le debite precauzioni. Le anime timide e troppo circospette, che vogliono sempre guardare dove posano i piedi, che ogni momento si girano e rigirano per evitar passi falsi, che han tanto paura di infangarsi, non progrediscono così speditamente come altre e spesso finiscono coll'essere sorprese dalla morte a metà corsa. Non è vero che i più santi siano coloro che commettono meno mancanze, ma sono invece quelli che hanno più coraggio, più generosità e amore; quelli che si sforzano di più, che non stanno in continua apprensione di inciampare e che, pur d'andar avanti, non han paura di cadere e imbrattarsi un poco, ma soprattutto badano ad avanzare" .

7. - Una caduta, anche grave, non deve recarci meraviglia.

Quando si spilla una botte ben piena, il vino non esce, se prima non si fa entrare aria dal di sopra; se invece la botte non è piena, il vino zampilla non appena si apre. In questa vita, per quanto le anime nostre siano ripiene d'amor di Dio, non saranno mai così ricolme da non lasciarne svanire un po' al sopraggiungere della tentazione; ma in Cielo, quando la soavità della divina bellezza occuperà tutto il nostro intelletto e le delizie della sua bontà colmeranno il nostro volere, in modo che nulla rimanga che non sia ricolmo del divino amore, allora nessun oggetto, per quanto attraente, farà versare o perdere una sola goccia del prezioso liquore che è l'amore celeste. E sarà inutile dar aria dal di sopra, ossia cercare di deviare o sorprendere l'intelletto, perché esso sarà irremovibile dal godimento della suprema verità".

8. - Dopo una caduta non dobbiamo restar sorpresi, ma subito rialzarci.

Il contadino, non si stupisce se nel suo campo vede crescere delle erbe cattive, ma è forse per questo meno diligente a strapparle? Quindi dopo aver detto che "se commettete delle mancanze, non dovete meravigliarvi in nessun modo" , anche se si trattasse di peccati mortali, e che "se sapessimo bene quel che siamo, anziché stupire di vederci a terra, ci meraviglieremmo del come possiamo star ancora in piedi" , S. Francesco di Sales ci raccomanda subito di "non adagiarci o rotolarci nel fango in cui siam caduti", e aggiunge "che se la tempesta ci sconvolge lo stomaco o dà capogiro, non dobbiamo fermarci nello stupore, ma subito riprendere lena e animarci a far meglio" .

"Quando dunque il vostro cuore sbaglierà, rianimatelo dolcemente, umiliandovi davanti a Dio per la vostra miseria, senza però stupirvi della caduta; perché non è il caso di meravigliarsi che l'infermità sia inferma, la debolezza debole e miserabile la miseria. Nondimeno detestate con tutte le forze l'offesa che Dio ha ricevuto da voi e, con coraggio e fiducia nella sua misericordia, rimettetevi sul sentiero della virtù che avevate abbandonato " .

NON TURBARSI ALLA VISTA DELLE PROPRIE COLPE

1. - Due segni delle buone e delle cattive tristezze.

"La tristezza che è secondo Dio, dice S. Paolo, produce una penitenza utile per la salvezza; la tristezza del mondo produce invece la morte. La tristezza dunque può essere buona o cattiva, secondo i diversi effetti che produce in noi. Però ne produce più di cattivi che di buoni, poiché i buoni sono due, ossia la misericordia e la penitenza, mentre i cattivi sono sei: il cordoglio, l'accidia, l'ira, la gelosia, l'invidia e l'impazienza. Per questo il Savio dice: la tristezza uccide molti e non porta nessuna utilità, perché accanto a due ruscelli buoni che nascono dalla sua sorgente, si trovano altri sei che sono pessimi" .

Perciò il demonio fa tutti gli sforzi per generare nell'anima questa cattiva tristezza; e, per riuscire a scoraggiarla, tenta soprattutto di procurarle turbamenti. Né gli riesce difficile suggerirle dei pretesti: - Non bisogna forse affliggersi per aver offeso la somma Maestà, oltraggiata la Bontà infinita e ferito il cuore del più tenero dei padri? - Sì, risponde S. Francesco di Sales, bisogna certamente rattristarsi, ma con pentimento vero e non già con dolore sconsolato, con sdegno e dispetto. Ora il pentimento vero, come ogni altro sentimento ispirato dallo Spirito buono, è sempre calmo. E appena si manifesta inquietudine e turbamento, è segno che la buona tristezza cede posto alla cattiva.

" La cattiva tristezza, torna a dire il nostro Santo, perturba l'anima, la fa inquieta, suscita timori esagerati, e rende disgustosa la preghiera, assopisce ed opprime il cervello, priva l'anima della capacità di riflettere bene, di prendere serie risoluzioni e di giudicare rettamente; la scoraggia e la priva dì forze: è insomma come un crudo inverno che spoglia la terra d'ogni bellezza, avvizzisce le piante e assidera gli animali. La tristezza infatti, toglie all'anima ogni dolcezza, ne rattrappisce le facoltà e le riduce quasi all'impotenza" .

2. - Indizi di un'anima che si turba dopo le cadute.

Quante anime riconosceranno in questi segni il turbamento da cui si lasciarono assalire dopo certe mancanze, e i danni che ne ricevettero! Si era cominciato con fervore, ci si era messi con slancio alla sequela del Maestro, sulla via del dovere e sull'aspra china del calvario; ma sopraggiunge una caduta, ed ecco apparire il torbido! Tuttavia ci si rialza e il pentimento e l'assoluzione riparan tutto. - Invece no: uno continua ad osservarsi, ad esaminarsi con ansietà e a contare le ferite appena cicatrizzate; le scandaglia quasi con terrore e le inasprisce per volerle medicare con impazienza e dispetto, perché "non v'è nulla che conservi tanto i difetti, come l'inquietudine e la fretta di toglierli" . Ed ecco quindi che si rallenta il passo nel cammino della perfezione; non si corre più, ma si cammina con fatica, ci si trascina scontenti di sé e quasi anche di Dio, senza fiducia nell'orazione, senz'altra disposizione che il timore nell'accostarsi ai Sacramenti. E si continua così finché qualche circostanza speciale, come una confessione accuratamente preparata o un ritiro spirituale, non venga a ridare all'anima lo slancio di prima. Ma se dopo questa ripresa, l'anima resta ancora sotto l'impressione del turbamento cagionato da nuove cadute o dal ricordo di quelle passate, alla corsa ripresa succederà un altro rallentamento, e Dio non voglia che a forza di esitazioni e di rallentamenti, si finisca con cadere in un torpore quasi incurabile.

3. - Raccomandazione della pazienza alle anime che commettono imperfezioni.

Ed ecco perché l'amabile Santo moltiplica i consigli per comunicare agli altri quella "desiderabilissima pace che fu l'ospite più gradita, più fedele e perpetua del suo cuore" ; ecco perché raccomanda, senza mai stancarsi, la calma e la pazienza soprattutto con se stessi.

"Non turbatevi per nulla delle vostre imperfezioni" . --"Guardatevi bene dalle inquietudini e dalle irrequietezze, perché esse sono il più grande ostacolo al cammino nella perfezione" .

"Perché tanti uccelli e altri animali restano presi nella rete se non perché, dopo esservi entrati, si dibattono e si dimenano disordinatamente per uscirne subito? E non è per questo che si intrecciano e si avviluppano maggiormente?... Così, noi, quando cadiamo nella rete delle imperfezioni: non sarà l'inquietudine che ci libererà; essa anzi ci imbroglierà maggiormente" .

"Occorre aver pazienza, se tardiamo a progredire nella perfezione, facendo sempre con cuore calmo quello che possiamo per avanzare " .

"Attendiamo dunque con pazienza al nostro avanzamento spirituale, e invece di inquietarci d'aver fatto poco per il passato procuriamo di lavorare con più diligenza in avvenire" .

" Non inquietiamoci, se ci vediamo sempre novizi nella virtù, perché nel monastero della Vita Devota ogni anima deve stimarsi sempre novizia, e tutta la vita è destinata al probandato. Basterebbe che uno si credesse professo anziché novizio, per essere degno di espulsione. Secondo le regole di quest'Ordine, non la solennità, ma l'adempimento dei voti rende professi i novizi. I voti non sono mai adempiuti, finché manca qualcosa alla loro perfetta osservanza, e l'obbligo di servire Dio e di progredire nel suo amore dura sempre fino alla morte.

4. - La calma che bisogna conservare nelle cadute.

5. - Affliggersi dei propri difetti con afflizione tranquilla e coraggiosa.

6. - Gli effetti della falsa umiltà.

"Vi sono due specie d'orgoglio: quello che è contento di se stesso, ed è il più comune e il meno dannoso, e quello che è scontento di sé, perché s'aspettava molto da se stesso e poi resta deluso. Questa seconda specie è assai fine e dannosa".

7. - L'inquietudine e il turbamento provengono più che altro dall'orgoglio.

"Un ottimo esercizio di dolcezza sarebbe quello che ha per oggetto noi stessi, e consiste nel non sdegnarci mai contro di noi, né contro le nostre imperfezioni. Perché, sebbene la ragione voglia che quando commettiamo errori ne proviamo dispiacere e rincrescimento, bisogna però che ci guardiamo dall'averne un dispiacere amaro, dispettoso, affannoso, collerico. Quindi grandemente sbagliano quelli che, essendo andati in collera, si adirano per essersi adirati, si stizziscono per essersi stizziti, si sdegnano per essersi sdegnati. In tal modo tengono il cuore continuamente immerso nell'ira; e quantunque sembri che la seconda collera distrugga la prima, essa invece prepara la via a una nuova collera che entrerà alla prima occasione. Di più tali ire, dispetti e amarezze contro se stessi, tendono alla superbia e non hanno altra radice che l'amor proprio, il quale sì turba e s'inquieta alla vista delle nostre imperfezioni".

8. - L'esagerata stima di noi stessi è causa di impazienze e di turbamenti.

"Non conviene confondersi con tristezza e inquietudine, perché è la superbia che suggerisce simile confusione: ci rincresce di non essere perfetti, non tanto per motivo d'amor di Dio, quanto per l'amore disordinato che portiamo a noi stessi" . - "Ci piace tanto piangere sui nostri difetti, perché ciò accontenta l'amor proprio" .

"Spesso perdiamo la tranquillità d'animo e ci lasciamo andare a bizzarrie e instabilità d'umore, unicamente per la grande preoccupazione che abbiamo di noi stessi. Non appena infatti sopravviene qualche contraddizione, o scorgiamo qualche piccolo tratto di immortificazione, o comunque cadiamo in qualche piccolo difetto, subito ci sembra d'avere perduto tutto" .

"L'amor proprio è dunque la prima sorgente delle nostre inquietudini; l'altra è la stima che facciamo di noi stessi. Che cosa vuol dire che se ci sorprende qualche imperfezione o peccato, ne restiamo sconcertati, turbati, irrequieti? Senza dubbio, è perché pensiamo di essere qualcosa d'impeccabile, d'intrepido, d'irremovibile, e vedendo poi che in realtà non è così e che diamo delle nasate, ci adiriamo e siamo mesti e scontenti per esserci ingannati sul nostro conto. Se invece sapessimo bene quel che siamo, in luogo di meravigliarci di vederci a terra, ci meraviglieremmo del come possiamo reggerci in piedi. Ecco l'altra sorgente della nostra inquietudine: vogliamo solo delle consolazioni e ci rincresce dover riconoscere e toccar con mano la nostra miseria, il nostro niente e la nostra debolezza" .

"Abbiate quindi gran cura di non turbarvi quando cadete in qualche mancanza e di non essere tanto pronta a intenerirvi su voi stessi, perché questo è effetto della superbia ". SILENZIO

9. - Dopo una caduta, bisogna correggere il proprio cuore con dolcezza e compassione.

"Non tormentate il vostro cuore, quantunque avesse prevaricato, ma riprendetelo dolcemente e riconducetelo sul retto sentiero" .

"Disponete fin dal mattino l'anima alla calma e durante il giorno abbiate gran cura di richiamarvela sovente. Se accade qualche atto spiacevole, non vi spaventate e non datevi pena; ma dopo aver riconosciuto il fallo, umiliatevi davanti a Dio e procurate di riacquistar subito la calma. Dite alla vostra anima: Orsù, abbiamo messo un piede in fallo, ma ora rimettiamoci in cammino e stiamo più in guardia. E comportatevi così tutte le volte che cadete...".

10. Esempi di correzione soave e persuasiva.

- Evitare il turbamento per rendere più facile la rinunzia al peccato.

12. - Come S. Francesco di Sales mostrava dispiacere pei peccati veniali senza turbarsi per nulla.

NON SCORAGGIARSIALLA VISTA DELLE PROPRIE COLPE

1- Non bisogna mai disperare, poiché la speranza è quella che salva l'anima dai naufragi della vita.

La nostra salvezza ha due mortali nemici: la presunzione, quando si è innocenti, e la disperazione, dopo la caduta: la più terribile è però la disperazione" . Difatti, aggiunge S. Paolo, noi siamo stati salvati per la speranza (Rm 8, 24). Questa virtù è come una forte catena che pende dal cielo, per tenervi unite le anime; basta che esse si tengano attaccate perché, a poco a poco, le innalzi ad altezze sublimi e le sottragga alle bufere della vita presente. Ma se l'anima, vinta dall'abbattimento, abbandona quest'àncora di salvezza, tosto cade e precipita nell'abisso del male.

"Il nostro perfido avversario lo sa bene, e quando ci vede angosciati dal sentimento delle nostre colpe, ci si precipita addosso e getta nei cuori pensieri di disperazione più opprimenti del piombo. Se noi li accogliamo, il peso ci trascina, ci sfugge di mano la catena di salvezza e precipitiamo in fondo alla voragine".

2 - Doppia tattica del demonio verso le anime.

Le nostre colpe, e specialmente le più comuni, danno a Satana il destro per ottenere questo risultato e se, come è stato giustamente osservato, nella guerra contro la speranza, lo spirito infernale cerca di trasfigurarsi in angelo di luce (2 Cr 11, 14), non gli riesce difficile vincere la partita, contrapponendo alle continue ispirazioni della grazia le numerose nostre infedeltà, ai benefici divini le nostre ingratitudini e ai nostri propositi la mancanza di costanza.- Non è forse giusto, grida l'anima scoraggiata, che Dio si stanchi e faccia seccare la sorgente degli aiuti di cui io abuso? Egli mi abbandona e ne ha tutte le ragioni. E tempo che rinunzi a una impresa che le mie ricadute hanno dimostrato essere superiore alle mie forze. Finora ho avuto troppa presunzione di Dio e dì me stessa. A che serve esaurirmi in sterili sforzi e ritentare tutti i giorni, senza alcun risultato, la conquista impossibile di una santità irraggiungibile? Ormai l'esperienza mi dimostra fino all'evidenza che questi ideali sono inaccessibili alla mia debolezza. A che pro far sempre propositi, per sentir poi il dolore di non averli mantenuti durante la giornata, e dare al nemico motivo di rallegrarsi delle mie cadute ? (Sal 12.2-3).

4 - Molto opportunamente la Chiesa presenta al nostro secolo scoraggiato il Dottore incoraggiante per eccellenza.

"La nostra è l'epoca degli scoraggiamenti e degli scoraggiati", e questo male oltre a paralizzare tanti caratteri ottimi e bene intenzionati delle sfere politiche e sociali, esercita un'azione ancor più deleteria nelle anime, anche fra quelle che più desiderano piacere a Nostro Signore. Ma fortunatamente la divina Sapienza, dice S. Agostino, possiede il segreto di offrire agli uomini, secondo le diverse circostanze, i rimedi adatti alle loro necessità . Essa ha fatto vivere, parlare e scrivere nel secolo XVII, al momento in cui divenivano di moda le esasperanti dottrine giansenistiche, Francesco di Sales, che è il Dottore animatore per eccellenza, e lo ha fatto proclamare Dottore della Chiesa proprio nell'ora più scoraggiata d'uno dei secoli più abbattuti (il secolo XIX). Tutto negli scritti dell'amabile Santo, solleva e rianima; e come S. Bernardo sfidava i suoi uditori a trovare qualcosa di severo nella fisionomia evangelica e tradizionale di Maria SS.ma, così si potrebbe sfidare i lettori di S. Francesco di Sales a scoprire in lui qualcosa che possa permettere anche al più grande peccatore, un solo istante di abbattimento.

5 - Per non cadere nel rilassamento, occorre un coraggio a tutta prova.

"Non dovete scoraggiarvi, ma impiegare invece, con dolce fermezza, tutto il tempo e la cura necessaria per guarire l'anima dal male che possa aver ricevuto in questi assalti" . - "Le nostre imperfezioni non devono piacerci, ma farci dire col grande Apostolo: O me infelice! chi mi libererà da questo corpo di morte? (Rm 7, 24) Però non devono neppur meravigliarci o scoraggiarci, ma infonderci sommissione, umiltà, diffidenza di noi stessi, e mai scoraggiamento o amarezza di cuore, e tanto meno il dubbio sull'amore che Dio ci porta. Non già che Dio ami le nostre imperfezioni e peccati veniali, ma ama noi, nonostante queste deficienze. Come una madre pur provando dispiacere per la debolezza e infermità del suo bambino, non cessa di amarlo, ma anzi l'ama con più tenerezza e compassione; così Dio, benché gli dispiacciano le nostre imperfezioni e peccati veniali, tuttavia continua ad amarci teneramente.

"Per non stancarsi occorre un coraggio a tutta prova con noi stessi, perché resterà sempre qualcosa da fare o da togliere... Avete mai visto coloro che si addestrano al maneggio delle armi? Essi sbagliano sovente. Così pure quelli che imparano a cavalcare; ma non per questo si dan per vinti, perché altro è restar qualche volta sopraffatti e altro esser vinti" .

"Il diffidare di voi stessa è cosa buona, finché vi serve di fondamento per confidare in Dio; ma se diventa causa di qualche scoraggiamento, inquietudine, dispiacere o malinconia, vi scongiuro a rigettarla come la peggior tentazione. Non permettete mai al vostro spirito di disputare o replicare in favore dell'inquietudine o abbattimento d'animo cui vi sentite portata... anche se si presenta sotto il pretesto specioso dell'umiltà".

Il peccatore cade perché dimentica la propria debolezza ed esagera la misericordia di Dio. Dopo la caduta, questi due sentimenti rinascono, ma in senso inverso: il riconoscimento della propria debolezza prende proporzioni smisurate e avviluppa l'anima in un manto di tristezza e di confusione opprimente; Dio invece, che un momento prima, venne offeso con tanta audacia perché si presunse del suo perdono, ora appare come un vendicatore inesorabile. L'anima colpevole ha paura di Lui e sente vergogna di se stessa, e se non reagisce alle due funeste tentazioni, finisce col rinunciare vilmente alla lotta, e anziché liberarsi dai lacci del peccato, gli si abbandona ignobilmente in braccio.

Lo scoraggiamento è quella capitolazione della volontà, quella specie di proposito a rovescio che spesso ha per conseguenza l'impenitenza finale.

6. - Il cuore di Dio è sempre largo e pronto al perdono.

"Dovete rinnovare tutti i propositi fatti finora per correggervi; e benché abbiate constatato d'essere ancor impigliata nelle imperfezioni, nonostante le buone risoluzioni, non dovete abbandonar l'impresa, ma fondarla maggiormente sull'assistenza di Dio. Finché vivrete, troverete sempre delle imperfezioni e sempre molto da correggere. E' perciò necessario che impariate a non stancarvi mai"

Rialziamoci con pace e tranquillità, riannodiamo il filo della santa indifferenza e continuiamo la nostra opera. Non bisogna strappar le corde o buttar addirittura via il liuto perché ci si accorge che è scordato; ma basta prestare orecchio per vedere donde proviene il disaccordo e pian piano tendere o rallentare le corde, secondo che l'arte richiede".

7. - Nelle lotte della vita sarà vincitore chi è sempre pronto a combattere.

"E' sempre vero che per avere la perfezione non basta desiderarla, ma occorre acquistarla col sudor della fronte e a forza di lavoro!... - Ma io sono tanto imperfetto, - dite voi. Sarà verissimo, ma non scoraggiatevi per questo, e non pensate di poter vivere senza imperfezioni, perché sarà impossibile, finché sarete in questa vita. Basta che non amiate le imperfezioni e che non le lasciate vivere nel cuore, ossia che non le commettiate volontariamente e non vogliate perseverare in esse. Fatto questo, state tranquilla e non vi affannate per la perfezione che tanto desiderate: basterà che la raggiungiate in morte. Non restate dunque così timorosa, ma camminate con franchezza nella via di Dio: siete munita dell'arma della fede, e nulla potrà nuocervi".

8. - Una caduta, anche grave, non impedisce il progresso nella devozione.

"Voi preferireste certamente vedervi senza difetti, che non dover constatare d'essere sempre in mezzo a imperfezioni: e piacerebbe anche a me, poiché sarebbe come se fossimo in Paradiso. Ma quell'inquietudine che vi prende per non poter giungere già in questa vita a tal segno di perfezione, vi sospinge ad averne un dispiacere che non è puro per il fatto stesso che vi mette in agitazione. Odiate dunque le vostre imperfezioni in quanto sono imperfezioni; ma amatele in quanto vi fan vedere il vostro nulla e sono spinta all'esercizio e al perfezionamento della virtù e della misericordia di Dio" .

"Alcune cadute in peccato mortale, purché non si abbia intenzione di rimanervi a marcire e non si sia fatta nel male, non impediscono il progresso nella perfezione, la quale, benché si perda peccando mortalmente, si riacquista al primo sincero pentimento, specialmente se non si è rimasti a lungo in disgrazia di Dio... Non è bene perdersi di coraggio, ma conviene guardare con santa umiltà la propria debolezza, accusarla, domandarne perdono e invocare l'aiuto del cielo" .

9. - Il tempo, anche lungo, trascorso in peccato, non è motivo sufficiente per scoraggiarsi.

"Non bisogna mai perdere la fiducia, perché per quanto miserabili siamo, non lo saremo mai tanto quanto Dio è misericordioso con quelli che hanno volontà di amarlo e che in lui han posto la loro speranza".

10. - Il timore ispirato dalla nostra debolezza dev'essere temperato da una fermissima confidenza in Dio.

11. - Chi ricorre a Maria SS.ma non deve mai disperare.

"Santa Taide, rivolgendosi un giorno a S. Pafnuzio, gli diceva: Ah, Padre mio, che cosa devo fare? il ricordo della mia vita miserabile mi spaventa. Era stata una grande peccatrice ed era sempre piena di timori a causa dei peccati commessi. il buon Santo le rispose: Temete, ma sperate. Temete per paura di diventar superba e orgogliosa; ma sperate, per paura di cadere nella disperazione e nello scoraggiamento. Il timore e la speranza non devono mai andar disgiunti, tanto che se il timore non è accompagnato dalla speranza, non sarà più timore, ma disperazione, e la speranza senza il timore è piuttosto presunzione. Occorre dunque riempir le valli scavate dalla conoscenza delle imperfezioni e peccati commessi, con la confidenza unita al timor di Dio" .

S. Francesco di Sales, come se anche dopo morte abbia voluto continuare la guerra contro la disperazione, ha strappato al demonio stesso, una confessione piena di incoraggiamento per le anime colpevoli. Un giovane del Chiablese, da cinque anni posseduto dallo spirito maligno, fu condotto alla tomba del santo Vescovo di Ginevra, mentre era in corso il processo di Beatificazione. La liberazione si fece attendere diversi giorni, durante i quali Mons. Carlo Augusto di Sales e la veneranda Madre de Chaugy, fecero subire al disgraziato alcuni interrogatori presso la tomba del Santo. In una di queste circostanze, riferisce un testimone oculare, siccome il demonio raddoppiava le grida, e con crescente furore e confusione ripeteva: "Ah, ma perché devo uscire?", la Madre de Chaugy esclamò: "O santa Madre di Dio, pregate per noi! Maria, Madre di Gesù, veniteci in aiuto!". A tali parole lo spirito infernale intensificò ancora i suoi urli spaventosi e gridò: "Maria! Maria!... Ah, io non ho una Maria... Non proferir più questo nome, perché mi fa tremare. Ah, se io avessi una Maria come l'avete voi, io non sarei più quel che sono!... Ma io non ho una Maria!".

Tutti piangevano. "Ah, riprese il demonio, se io avessi un sol momento dei tanti che voi perdete, sì, un solo istante e una Maria, io non sarei più demonio!".

Ebbene! noi che viviamo abbiamo il momento presente per tornare a Dio, e abbiamo Maria che ce ne ottiene la grazia: chi dunque, può ancora disperare?

Dobbiamo profittare dei nostri peccati per umiliarci con la conoscenza della nostra miseria

Cambiare il peccato in positivo.

Dio si serve dei nostri peccati per far produrre alla nostra anima numerosi frutti di virtù. Tutto questo però solo se noi collaboriamo.

"Tutto contribuisce al bene di quelli che amano Dio" Rm 8,18

Prendere coscienza del proprio peccato serve per far diminuire l'amor proprio, sviluppando un santo disprezzo di se stessi.

I nostri peccati possono diventare una grande arma verso la nostra superbia, infatti la vera conoscenza della nostra miseria, genera umiltà perché ci riconosciamo piccoli e fragili e incapaci di qualsiasi azione.

"Il Buon pastore usa con le sue pecore tre tipi di verghe: la verga della correzione, ossia delle avversità; la verga della correzione, ossia delle avversità; la verga della prova, ossia delle tentazioni, e la verga dell'indignazione, che consiste nel permettere i peccati. Sotto ciascuna di esse l'uomo si vede costretto a riconoscere il suo niente e a umiliarsi, ma con nessuna è meglio che con l'ultima: perché in questa, con l'esperienza delle sue cadute, vede realmente la sua miseria. Questa verga è talmente salutare che Dio non esita ad utilizzarla con i suoi migliori amici. Poiché la loro umiltà trova nelle loro stesse virtù lo scoglio più pericoloso, li lascia a volte cadere in imperfezioni o permette che le cattive inclinazioni antiche sollevino la testa, affinché imparino dalla loro fragilità a non basarsi sulle proprie forze".

Dio a volte ci lascia inciampare....

Dio può guarirci in un istante dai nostri peccati come ha fatto con la Maddalena, ma può anche lasciare in noi alcune tracce di cattive inclinazioni per qualche tempo come ha fatto con Pietro che nonostante il suo amore per Gesù inciampò molte volte...ma nonostante le sue cadute Gesù Ha fatto di Pietro, servo e capo della sua Chiesa.

"Conservate la pace e sopportate serenamente le vostre piccole miserie. Datevi a Dio senza riserve, ed Egli vi guiderà bene. E se non vi libera così presto dalle vostre imperfezioni, è per liberarvene con maggior profitto, e perché vi esercitiate per più tempo nell'umiltà, affinché questa virtù così apprezzabile si radichi bene nel vostro cuore".

E' necessario sopportare la nostra imperfezione per ottenere la perfezione. Sopportare con pazienza, non amarla, né accarezzarla.

Dio per castigare la superbia permette grandi cadute in peccati vergognosi.

" Avere qualche scivolone, è una grazia concessa alla miseria dell'uomo, quando passi fermi e sicuri dovevano portarlo alle funeste cime dell'orgoglio".

"A Dio piacciono di più le azioni cattive associate all'umiltà, che le opere buone infettate di superbia"

"Valgono di più i peccati con l'umiltà, che l'innocenza con superbia"

"Un carro pieno di peccato, guidato dalla superbia, conduce all'inferno; un carro pieno di peccato, guidato dall'umiltà, porta in Paradiso".

"Accade spesso che, chi si vede coperto di macchie davanti a Dio è, tuttavia, riccamente agghindato con il vestito di una profonda umiltà".

La superbia è, per sua natura il peggiore di tutti i peccati, più grave dell'infedeltà, della disperazione, dell'omicidio, della lussuria, ecc. La superbia separa l'uomo da Dio, perché egli non si vuole sottomettere a Lui, alla sua legge.

Ed è per questo che l'umiltà che viene dal riconoscersi peccatori, produce un riparo dagli assalti della superbia.

"L'odore del mio niente ucciderà il seme della mia superbia"

La vista dei nostri molti peccati deve far nascere la riconoscenza a Dio.

Mentre conosciamo sempre di più la bassezza della nostra anima, sempre più riconosciamo la grandezza e la moltitudine dei benefici divini.

Ciò che di buono c'è in noi non è nostro.

Il riconoscere i nostri peccati, le nostre fragilità, deve portarci ad essere comprensivi verso le fragilità del prossimo.

"Perché meravigliarsi delle imperfezioni altrui, se anche noi abbiamo le nostre?"

"Chi è sano non avverte il male dell'altro, chi ha mangiato a sazietà non capisce il tormento di chi soffre la fame. Quanto più un infermo somiglia a un altro infermo e un affamato a un altro affamato, tanto più profondamente si compatiscono del loro male... Per sentirsi disgraziato con la disgrazia degli altri, bisogna anzitutto sperimentarla su se stessi. Soltanto conoscendo noi stessi potremo trovare l'anima del prossimo nella nostra e sapere come possiamo prestargli aiuto". San Bernardo

Dobbiamo profittare dei nostri peccati per amare la nostra miseria.

-I nostri peccati debbono portarci ad amare la nostra miseria-.

"Il più alto grado di umiltà, non consiste solo nel riconoscere volontariamente la nostra miseria, ma nell'amarla..."

"I nostri peccati ci procurano un abbassamento, ma se invece di amare questo abbassamento, ci spazientiamo, questa inquietudine è lo spirito del demonio".

"La vita è una serie di cadute dalle quali dobbiamo subito alzarci, dicendo: non lo farò più. Questo modo di agire illumina, fortifica e stimola. I peccati non procurano danni quando si ripara in questa maniera, poiché si vince con l'umiltà ciò che si perse con viltà".

Ciascuna delle nostre cadute sarà un gradino in più per aiutarci a scendere nella stima di noi stessi, e nelle esigenze del nostro egoismo.

Amare la nostra misera vuol dire utilizzare le proprie cadute per progredire nella santità. Cadere nelle fragilità umane è una condizione normale dell'anima, sopportare questa miserabile condizione con calma, umiliandosi con amore, sarà molto gradito a Dio.

Dobbiamo amare la nostra miseria anche quando questa si manifesta davanti agli altri.

Commettere un peccato davanti ad un amico raddoppia l'umiliazione, perché il nostro amor proprio non vuol far conoscere fino in fondo ai nostri amici la nostra fragilità.

Accettare questa condizione raddoppia la somma dei nostri profitti spirituali.

Sforzarsi di nascondere i propri difetti non li diminuiranno, ma aumenterà il nostro amor proprio.

Al contrario dobbiamo essere contenti di aver commesso imperfezioni davanti ai fratelli, perché saremo considerati per quello che siamo.

Amare l'umiliazione non significa che dobbiamo smettere di rimediare al male fatto, ma fare tutto il possibile per guarire.

"Utilizziamo i nostri peccati commessi per purificare l'anima dalla superbia".

"Sappiamo utilizzare in questo modo i nostri peccati, una volta commessi, cancellandoli al tempo stesso con la penitenza. Dobbiamo ugualmente utilizzarli quando il loro ricordo venga a rattristarci. Ci sono erbe di odore molto cattivo che, dopo essersi ben seccate, emanano un gradevole aroma. Facciamo la stessa cosa con i peccati della nostra povera vita".

Dobbiamo profittare dei nostri peccati per aumentare la nostra fiducia della misericordia di Dio

-Aumentiamo la nostra fiducia nella misericordia di Dio-

Se il Signore precipitasse immediatamente all'inferno ogni anima che pecca gravemente, non c'è dubbio che ucciderebbe sempre il peccatore, ma mai sterminerebbe il peccato.

Di fronte al nostro niente, la sua bontà si trasforma in amore; di fronte al nostro peccato, il suo amore si trasforma in misericordia.

La misericordia divina può agire solamente se noi ci confessiamo peccatori, se speriamo nel perdono.

Sal 24,11

"Per il tuo nome, Signore perdona il mio peccato , anche se è grande"

"Dio preferisce gli innocenti; ma dobbiamo rallegrarci, perché il misericordioso Salvatore venne a cercare i peccatori; fu mandato per i peccatori"

"Sebbene Dio sia stato offeso dal peccato, il Salvatore è glorificato dal perdono che lo distrugge"

"L'empio fugge anche se nessuno lo insegue" Pr 28,1

E' strano che una persona fugga senza che nessuna lo insegua; ma ancora più strano è che l'empio fugga, quando non solo nessuno lo insegua, ma la stessa bontà divina lo sta chiamando, corre dietro a lui per offrirgli la sua misericordia, per offrigli il rimedio dei suoi mali, promettendogli che gli darà tutto ciò che chiede per la sua salvezza eterna.

Il cuore di Gesù dal tabernacolo grida:

"Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e Io vi ristorerò" Mt 11,28

Gesù è divorato da una sete insaziabile di perdonare e guarire, e noi portiamogli i nostri peccati e lui ci perdonerà, ci guarirà!

" Vi ho gravemente offeso, amabile mio Redentore, ma vi offenderei di più se vi facessi l'orribile oltraggio di pensare che non siete abbastanza buono da perdonarmi. Il Vostro nemico e il mio mi tende ogni giorno nuovi lacci, ma sarà invano, perché farà perdere tutto meno la speranza che ho nella Vostra misericordia; anche se cadessi cento volte, anche se i miei crimini fossero cento volte più orribili di ciò che sono, continuerei a sperare in Voi".

Dopo esserci umiliati, ricominciamo ad essere fedeli, perché al Sacro Cuore di Gesù piace questo modo di operare che conserva la pace nell'anima e fa progredire sulla via della santità.

"Il signore guarda meno i nostri peccati che i vantaggi che ne traiamo; se li usiamo per umiliarci davanti a Lui e farci piccoli e miti, allora non ci danneggiano affatto, né ci indeboliscono la sua volontà nei nostri confronti. Conoscere i propri peccati è una grazia molto grande per l'anima; questa cono scienza fa scoprire la bontà di Dio e il prezzo dei meriti del divino Salvatore".

"Elevate spesso il vostro cuore con santa fiducia, unita a profonda umiltà, verso il Redentore, dicendogli sono miserabile, Signore; prendete le mie miserie nel seno della vostra misericordia, e mi porterete con la vostra paterna mano fino alla gioia della vostra eredità; sono vile e miserabile, ma mi accoglierete nel giorno della mia morte, perché ho sperato in Voi, e desiderato di essere vostra".

Il dolore per i nostri peccati non deve mai ostacolare la speranza alla misericordia divina. Dio se noi glielo permettiamo avrà cura della nostra anima.

Dobbiamo profittare dei nostri peccati per consolidarci nella perseveranza

-La perseveranza ci aiuta a scrutare e riconoscere sempre più le nostre debolezze-

Le nostre cadute, procurandoci una conoscenza più piena della nostra debolezza, e dandoci in qualche modo maggiori diritti alla divina misericordia, ci portano naturalmente a stare più in guardia e a ricorrere con umiltà fiduciosa a Colui senza il quale non possiamo niente, e con il quale possiamo tutto. E' noto che la sfiducia in noi stessi e la fiducia in Dio sono pegni di vittoria nel combattimento spirituale.

I nostri peccati passati ci chiamano ad essere più vigilanti, e perseveranti nella conoscenza delle nostre miserie.

"Una tranquilla felicità è molto pericolosa; ma il timore di cadere un'altra volta nei lacci nei quali si è caduti prima, rende l'uomo vigilante".

La nostra vigilanza deve trarre profitto dalle nostre cadute: riconoscere e combattere le cause, evitare le occasioni volontarie.

"Non bisogna mai dimenticare ciò che siamo stati per non diventare peggiori".

La perseveranza deve essere fedele, deve nutrirsi di grazia divina mediante la preghiera, la penitenza, e l'assidua frequentazione dei sacramenti. Il nostro amore verso Dio non deve assopirsi, come pure lo zelo per la nostra anima.

Dobbiamo avere la perseveranza di non scoraggiarsi di fronte alle cadute, ma rialzarsi con prontezza e umiltà, sapendo mettere il nostro cuore nelle mani della misericordia divina, con prontezza e fiducia.

"L'amore anche se coraggioso, fa qualche fatica conservarsi stabile a causa del luogo in cui è radicato, il cuore umano, volubile e soggetto alle ribellioni delle passioni; perciò l'amore ricorre, per combattere, al timore, e si serve di esso per respingere il nemico".

Dobbiamo profittare dei nostri peccati per diventare più pii

-I nostri peccati sono la materia della virtù della penitenza-

La penitenza comporta vari atti: la contrizione, la confessione e la soddisfazione, che sono materia o almeno, parti essenziali del sacramento della riconciliazione.

La confessione ci si presenta come un potente mezzo per trasformare le nostre cadute in fonti di merito.

" I nostri peccati finché stanno nella nostra anima sono spine, ma quando escono da essa mediante la confessione volontaria, si trasformano in rose e profumi...il peccato è vergognoso quando lo commettiamo, ma è onorevole e salutare quando si trasforma in confessione e penitenza".

"La confessione e la contrizione hanno tanta bellezza e fragranza che cancellano la bruttezza e dissipano il fetore del peccato...Maddalena era peccatrice ma il Signore diceva di no; per Lui contavano i profumi che spargeva la grandezza della sua carità...se siamo davvero umili, ci dispiacerà infinitamente il nostro peccato, perché è offesa fatta a Dio; ma la confessione di questo stesso peccato sarà per noi consolante e gradevole, perché con essa onoriamo la Maestà divina.

Quando siamo davanti al confessore immaginiamo di trovarci sul monte Calvario ai piedi di Gesù Cristo crocifisso, il cui sangue scorre da ogni parte per lavare le tue iniquità. Apri completamente il tuo cuore, perché mediante la confessione escano i peccati; nella misura in cui escono, entreranno i preziosi meriti della sacra passione per riempirti di benedizioni".

"Nella confessione praticherai virtù come: l'umiltà, l'obbedienza, le semplicità, la carità, e nell'atto di confessarti eserciterai più virtù che in qualsiasi altro...la confessione e la penitenza onorano l'uomo infinitamente di più di quanto il peccato lo avesse avvilito".

San Gregorio afferma che molte volte è necessario più coraggio per confessare un peccato di quanto ne sarebbe stato necessario per evitarlo.

Sant'Agostino dice: "Dio accusa i vostri peccati; se siete voi ad accusarvi, siete già uniti a Lui":

La vera contrizione genera sentimenti quali: il dispiacere di aver ferito il cuore di Dio, di aver oltraggiato la sua pazienza, la sua bontà per i suoi ripetuti doni e per l'effusione del suo perdono.

Dobbiamo profittare dei nostri peccati per la pratica della soddisfazione.

-Porre rimedio al peccato-

L'amore non può restare ozioso.

San Gregorio dice: "La sua testimonianza sono le opere, e per produrle, dobbiamo utilizzare il ricordo delle nostre cadute. Il fervore generato dall'amore non deve limitarsi al sentimento, deve regnare anche nella nostra volontà e fecondare la nostra condotta. La tristezza della vera penitenza non si deve chiamare tristezza, quanto disgusto, dolore e detestazione del peccato; tristezza che non è mai molesta né adirata, né agita lo spirito, ma lo rende attivo diligente, non abbatte il cuore, ma lo solleva con la preghiera e la speranza e lo induce alla devozione. E' una tristezza attenta e volta a detestare, respingere e porre ostacoli al peccato, tanto a quello passato, quanto a quello futuro".

"Le nostre imperfezioni...sono un grande motivo di umiltà, e l'umiltà produce generosità".

Questo risultato della vera penitenza ha la sua leva principale nel dovere della soddisfazione. Soddisfare secondo sant'Anselmo, è restituire a Dio l'onore che gli abbiamo tolto; secondo sant'Agostino, è distruggere le occasioni di peccato e chiudere la porta del consenso alle sue suggestioni".

Nostro Signore ci chiede di compensare, in ciò che possiamo, il peccato commesso, facendo per Lui tanto quanto abbiamo fatto per offendendolo. Se abbiamo usato il nostro cuore, la nostra anima, i nostri affetti, i nostri sensi, per servire il male, è giusto che attratti dalla grazia, li usiamo e li mortifichiamo senza riservi al servizio dell'amore divino.

L'esempio di Maria Maddalena è la conferma e la conclusione di ciò che abbiamo detto:

"Maria Maddalena si convertì in modo ammirevole, da creatura macchiata e piena di sporcizia, divenne un vaso puro e pulito per ricevere l'acqua preziosa e aromatica della grazia con la quale poi imbalsamo' il suo Salvatore: colei che, per i suoi peccati, era un vaso di cattivo odore, divenne, con questa conversione, fiore dal delizioso profumo...Così, questa santa che era macchiata dal peccato, divenne così bella, per la contrizione e l'amore con cui fece penitenza, che giustamente possiamo chiamarla avvocata dei cristiani che, essendo stati peccatori, non vogliono morire nei loro peccati, bensì farne penitenza...ella si allontanò dal suo peccato con fermo proposito di non peccare più. La sua penitenza fu grande e generosa, pianse molte lacrime per i suoi peccati...

Come aveva offeso Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con quasi tutti i sensi, così si dedicò anche a fare penitenza, e lo fece con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutti i suoi sensi. Per questo la si può chiamare avvocata dei peccatori penitenti. Visse in perfetta purezza dopo la sua conversione, Dio in ricompensa le diede un amore saldo e ardente".

Dobbiamo profittare dei nostri peccati per aumentare la nostra devozione alla Santissima Vergine

-Dobbiamo aumentare la nostra devozione alla Santissima vergine-

Maria rifugio dei peccatori

San Francesco di Sales scrisse:

"La Santissima vergine è sempre stata la Stella polare, il Porto di rifugio di tutti gli uomini che hanno navigato per i mari di questo miserabile mondo... Quanti guidano la loro nave guardando verso la Stella, eviteranno di infrangersi contro gli scogli del peccato"

Quanti, purtroppo, escono dalla Sua tutela, non hanno più il porto sicuro, dove riparare le loro avarie e trarre profitto da esse, dell'Immacolato Cuore della più buona delle Madri.

"Senza smettere di essere nostro avvocato e nostro mediatore presso il Padre, si degnò di porre tra Se stesso e noi una mediatrice, un'avvocata alla quale possiamo avvicinarci senza timore, dato che è nostra Madre, e che al contempo , può ottenere tutto da Dio, dato che è sua Madre".

Il Redentore ha depositato in Maria il prezzo del riscatto del genere umano. Ha voluto che tutto ci venisse da Lei. Maria è l'acquedotto attraverso il quale la grazia si versa su di noi, la scala che ci conduce a dio, la porta che ci fa accedere alla Sua Bontà, il mezzo attraverso il quale su tutto il corpo della Chiesa scendono i meriti del suo Capo. Nessuno si salva, nessuno attende il perdono, se non per Lei.

Maria è l'ambasciatrice della misericordia. Quanti hanno bisogno di misericordia debbono accorrere alla Madre Dio: e quanto più grande è la loro miseria, tanti più i motivi hanno di invocare il Suo cuore materno.

Sant'Anselmo afferma:

"Spesso siamo esauditi prima invocando il nome di Maria che il nome di Gesù. Non perché la madre sia più potente del Figlio, dato che Ella riceve da Lui tutto il potere, ma perché, essendo Gesù il Signore e il Giudice di tutti, distingue i meriti di ciascuno e persiste nella giustizia quando rinvia il nostro ascolto, mentre, al nome di Maria, la sua giustizia soddisfatta si placa, poiché i meriti di questa incomparabile creatura intercedono per ottenere tutto".

"Peccatore, chiunque tu sia, anche se avessi un piedi nell'abisso, anche se la disperazione avesse invaso il tuo cuore, guarda Maria, pensa a Lei, e riacquisterai l'innocenza e la pace".

Con Maria l'anima colpevole respira e si apre alla speranza del perdono.

Nessuno potrà mai contare le anime che la Madre di Dio ha restituito alla vita divina.

Per quanto siamo malati, per quanto disperata sembri la condizione dalla nostra anima, se vogliamo guarire, Maria ci adotterà come Suoi infermi. E poiché non c'è malattia spirituale che sia incurabile in questa vita, poiché nessuno può resistere alla cura dell'onnipotente Madre di Dio, Lei ci guarirà. La Sua gloria, come quella di un abile medico, risplenderà in proporzione alla gravità dei mali da cui ci ha salvato. Poi, una volta guariti e strappati alla morte, mentre durano i pericoli di una convalescenza che sarà tanto lunga quanto la nostra vita, questa dolce Madre di Dio non smetterà mai di amarci e veglierà su di noi.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna


Anti-spam: complete the task

Sostienici

Tutti i servizi che offriamo sono totalmente gratuiti e svolti con generosità dai nostri giovani. Se vuoi sostenerci e fare in modo che possiamo realizzarli sempre meglio ora puoi farlo con una piccola donazione. Grazie in anticipo.

 

Donazione Paypal

Cerca

Seguici su Facebook

 

Seguici su...

Rss
Facebook
Facebook
Googleplus
Twitter
Youtube
Youtube

Affidamento al Cuore

Immacolato di Maria

 

 

 

 

san filippo

 

Chiesa S. Filippo Neri

 

san filippo

Via Lauretana

vergine_lauretana

Spettacoli Musicali

nota_musicale.gif

Vuoi organizzare spettacoli musicali in parrocchia o nel tuo paese?
Contatta:
FRANCESCA: 347.8685855
eMail:

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter gionaliera!